Hai ancora un libretto di risparmio? Ecco cosa succede ai tuoi soldi e se conviene davvero

Il libretto di risparmio, sia esso postale o bancario, rappresenta da decenni uno degli strumenti più utilizzati dagli italiani per custodire i risparmi in modo semplice e sicuro. Tuttavia, la sua effettiva convenienza è continuamente oggetto di dibattito, soprattutto alla luce delle recenti modifiche normative e dell’evoluzione dei prodotti bancari disponibili sul mercato. In questo contesto socio-economico, interrogarsi su cosa accada ai propri soldi lasciati su un libretto e capire se convenga ancora tenerli fermi su questo strumento è fondamentale per una corretta gestione del patrimonio personale.

Cosa succede ai soldi sul libretto di risparmio

Chi possiede ancora un libretto di risparmio deve sapere che, se dimentica di movimentarlo per un lungo periodo, rischia di perdere le somme depositate. La normativa italiana stabilisce che un libretto di risparmio (sia postale che bancario) diventa dormiente se non viene effettuata nessuna operazione per dieci anni e se la giacenza supera i 100 euro. In questi casi, la banca o Poste Italiane hanno l’obbligo di comunicare al titolare che il libretto sta per essere considerato inattivo, tramite una notifica inviata all’ultimo indirizzo conosciuto. Dal ricevimento della comunicazione, il titolare ha 180 giorni per effettuare una qualsiasi movimentazione sul libretto e scongiurare così la perdita dei soldi. Trascorso questo termine senza azioni, il libretto viene estinto e l’intero ammontare trasferito al Fondo dormienti gestito da Consap, dal quale sarà comunque possibile richiedere il rimborso seguendo una procedura dedicata, ma con tempistiche spesso lunghe e incerte .

Oltre al rischio di dormienza, bisogna considerare anche il deterioramento fisico del documento cartaceo: conservare troppo a lungo i vecchi libretti, specie se si tratta di modelli tradizionali, può rappresentare un problema se questi si rovinano o si smarriscono. È buona pratica, quindi, controllarne periodicamente lo stato e valutare l’opportunità di trasferire i fondi su strumenti più evoluti o digitalizzati per maggiore sicurezza e comodità .

La nuova normativa sul calcolo dell’ISEE e i vantaggi fiscali

Dal marzo 2025 è entrata in vigore una novità decisiva per chi detiene un libretto di risparmio postale: con l’emanazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio 2025, n. 13, è stato stabilito che i libretti di risparmio postale, i buoni fruttiferi postali e i titoli di Stato fino a 50.000 euro non sono più considerati nel calcolo dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) . Questa esclusione rappresenta un immediato vantaggio per molti nuclei familiari, che si vedranno abbassare la propria posizione reddituale e patrimoniale agli occhi dello Stato, favorendo l’accesso a diverse prestazioni sociali agevolate, tra cui:

  • Bonus sulle bollette di energia e gas
  • Assegno unico per i figli
  • Agevolazioni per l’accesso a sussidi e prestazioni sociali

La misura introduce un significativo alleggerimento della pressione fiscale collegata al patrimonio mobiliare, ma solo per i libretti postali e fino a un massimo di 50.000 euro. Per quanto riguarda i libretti bancari, invece, resta l’obbligo di includere la giacenza ai fini ISEE, rendendo questi strumenti meno vantaggiosi dal punto di vista fiscale rispetto a quelli postali .

Rischi, costi e limiti dei libretti di risparmio

I libretti di risparmio sono percepiti come sicuri, ma presentano vari svantaggi, soprattutto se utilizzati come unica forma di investimento di medio-lungo periodo. Il primo limite riguarda i rendimenti, oggi estremamente ridotti rispetto al passato e inferiori anche all’attuale livello di inflazione. Questo significa che la conservazione dei risparmi sul libretto comporta nel tempo una perdita del potere d’acquisto, in quanto gli interessi maturati non riescono a compensare l’aumento generale dei prezzi.

Dal punto di vista della sicurezza, i libretti postali sono garantiti dallo Stato italiano, mentre quelli bancari sono coperti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per ciascun depositante e per ciascuna banca. Tuttavia, lasciare grandi somme su questi strumenti per anni comporta lo svantaggio di non sfruttare le molteplici possibilità di crescita offerte da alternative come i conti deposito vincolati, i fondi di investimento o i Buoni Fruttiferi Postali digitali, che garantiscono maggiore flessibilità e spesso tassi di interesse leggermente superiori.

Altro limite è quello legato alla dormienza, già illustrato sopra, che rischia di mettere fuori gioco il risparmiatore più distratto e di far perdere definitivamente i risparmi se non si presta attenzione alle comunicazioni degli enti emittenti. Infine, la gestione tradizionale cartacea può essere più complessa rispetto a prodotti moderni digitalizzati, specialmente in caso di eredità, smarrimento o deterioramento del libretto stesso.

Quando conviene davvero mantenere un libretto di risparmio

Il libretto di risparmio rimane uno strumento valido in alcune circostanze specifiche:

  • Per chi cerca massima sicurezza per piccoli importi: è una soluzione semplice e sicura per gestire riserve di denaro non destinate all’investimento.
  • Per le famiglie con redditi medio-bassi che intendano beneficiare delle nuove agevolazioni fiscali collegate all’esclusione dal calcolo dell’ISEE, purché si mantengano entro la soglia dei 50.000 euro prevista dalla normativa.
  • In caso di minori, persone molto anziane o soggetti che hanno difficoltà a utilizzare strumenti finanziari più complessi e digitalizzati.
  • Per chi conserva una piccola somma destinata a spese impreviste o gestione immediata, senza aspettarsi rendimenti significativi.

Alternative da valutare

Altre soluzioni potrebbero risultare più convenienti per chi desidera ottenere rendimenti o gestire in modo efficiente somme più elevate. Ad esempio, i conti deposito offrono generalmente tassi di interesse leggermente superiori rispetto ai libretti e garantiscono la stessa tutela fino a 100.000 euro. Gli strumenti di investimento regolamentati (come i buoni fruttiferi postali digitali, i titoli di Stato, o i fondi indicizzati), seppur leggermente più complessi, rappresentano una scelta da valutare per chi non vuole veder eroso il valore dei propri risparmi dall’inflazione e non necessita di un accesso immediato ai fondi.

In ogni caso, la chiave di una buona gestione patrimoniale sta nell’informarsi regolarmente sulle normative aggiornate, prestare attenzione alle scadenze, alle comunicazioni delle banche o di Poste e valutare periodicamente la distribuzione dei propri risparmi tra strumenti liquidi e investimenti di più lungo periodo. Il consiglio per chiunque possegga ancora un libretto è quindi quello di monitorarne costantemente la situazione, informarsi sulle novità legislative e, in caso di dubbi, affidarsi all’assistenza di un consulente finanziario o delle associazioni di tutela dei consumatori.

Nonostante la solidità garantita dai libretti di risparmio postale nel tessuto del risparmio italiano, è importante non considerarli più come soluzione universale e definitiva per la custodia dei propri risparmi, ma piuttosto inserirli in una strategia finanziaria più ampia e aggiornata secondo le reali esigenze e opportunità offerte dal mercato contemporaneo.

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